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IDA MONOPOLI BEGALLI

"Though absent long,
These forms of beauty have not been to me,
As is a landscape to a blind man's eye:
But in lonely rooms, and mid the din
Of towns and cities I have owed to them,
In hours of weariness sensations deep
Felt in the blood, and felt along the heart."
(William Wordsworth Tintern Abbey)

Lo spirito dei luoghi

La pittura di Ida Monopoli Begalli si declina tra emozioni e memoria nella contemplazione della natura. I soggetti prediletti come i boschi, le oasi verdi, le spiagge incontaminate, alberi maestosi e arbusti selvatici, altro non sono che “ricordi nella quiete” di esperienze vissute nei luoghi. I paesaggi appaiono sulla tela come attimi di bellezza cristallizzati e sospesi nel tempo. I dipinti colgono lo spirito dei luoghi e l’essenza di un mondo dal quale attingere per nutrire di linfa vitale l’umana avventura. Vi si incontrano alcuni scorci della Valbasca e dell’Oasi del Bassone nel comasco, gli uliveti del Gargano, le spiagge delle Maldive, i boschi di Pila e la cornice aspra e selvaggia della Sardegna. Gli alberi e le piante, dalle betulle ai cespugli di azalee, vi dimorano come creature vive, degne di essere ritratte nei minimi particolari quali silenziose presenze. Il rito della passeggiata per l’artista diventa metafora di una ricerca esistenziale scandita nello scorrere dei giorni alla scoperta di luoghi da immortalare sulla tela e di sensazioni da custodire nell’intimo del cuore. Un immaginario reale che è al contempo fonte d’ispirazione e motivo di condivisione una volta trasfigurato. Una risorsa antica e un antidoto contro l’inverno dello spirito. Nei dipinti di Ida Monopoli Begalli si avverte la eco dei versi del poeta inglese William Wordsworth (Cockermouth 1770-Rydal Mount 1850) che in Tintern Abbey rievoca la magia di scenari di natura incontaminata e confessa che a “queste forme di bellezza… spesso, in solitarie stanze, ed in mezzo al frastuono di paesi e città” è stato “debitore in ore di stanchezza” di “dolci sensazioni, sentite nel sangue, e sentite a lungo nel cuore”. I paesaggi verdi conducono di volta in volta attraverso boschi rigogliosi e selvaggi, che fanno da contorno all’irrompere di un corso d’acqua, linee di siepi e cespugli di azalee, che circondano un capanno inaspettato e ulivi secolari simili a sculture maestose che testimoniano il passare del tempo al cospetto di granitiche certezze. Questi luoghi sono del tutto privi di presenza umana. Una luce tersa, solare e in certi casi aurorale e propriamente metafisica, li caratterizza. Le raffigurazioni dei microcosmi vegetali tengono fede all’alternarsi delle stagioni in cui non c’è spazio per l’oscurità e nemmeno le dense nebbie che nascono solo sotto il cielo di Lombardia offuscano il chiarore di giorni che sulla tela non hanno fine. L’attenta osservazione delle condizioni atmosferiche, dei colori della terra, con la raffinata gamma dei marroni, delle piante, con il tripudio dei verdi, e del cielo nulla toglie alla trasfigurazione lirica dei paesaggi. Gli alberi talora sono protagonisti solitari divisi tra la terra e il cielo, e compagni silenziosi. Ma c’è di più… sono simboli di vita, delicate creature con le radici in terra e i rami protesi verso il cielo. La natura qui rappresentata è lontana anni luce da quella leopardiana, madre e matrigna dal volto “a mezzo tra il bello e il terribile”, e ci parla del rapporto tra l’uomo e l’ambiente come di un’alleanza antica.

Como, settembre 2012
Stefania Briccola


Valter Fraccaro
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